P orca V acca
(attenzione post-verde bile sconsigliato ai sereni)
Per usare un espressione civile “sono arrabbiata”, in realtà sono incazzata nera, incazzata come una belva, quasi sull’orlo dell’isterismo.
L’ha fatto di nuovo, non che non me l’aspettassi, anzi, credo che tutti sapessimo che primo o poi sarebbe accaduto, e ci chiedessimo come fosse mai possibile che il tutto stesse durando tanto. Ero preparata quindi, ma ciò non toglie che sono incazzata ugualmente.
I motivi per cui sento lo stomaco rivoltarsi ogni volta che lo vedo passarmi davanti sono più o meno intuibili da tutti. Io e lei lavoravamo bene insieme, è disponibile, sincera, intelligente, esperta, molto più di lui direi, una a cui non devi stare dietro, una capace, Cristo Santo una capace!
E quindi non poteva durare. È finita per motivi “esterni” al lavoro, e questo forse mi fa anche più incazzare, perché lui si potrà scaricare della responsabilità delle proprie decisioni, di cui sono certa dovrà pentirsi a breve.
Una parte di me vorrebbe che se ne pentisse amaramente, che si trovasse con il culo per terra all’improvviso, l’altra, quella razionale, sa fin troppo bene che se accadesse ci metterebbe in croce, io inchiodata un pochino più in alto, le altre a seguire, ma pur sempre in croce.
E poi arriverà qualcun’altra, una donna potrei giurarci (da quando sono qui non è mai stato preso in considerazione un uomo), perché questo non è un ufficio è un simbolico harem, di lavoro faccio la vestale.
E visto che ne sono passate di vestali sotto i ponti, e che per mia enorme fortuna erano tutte più o meno belle persone, mi prefiguro che prima o poi dovrà pur capitarci una iena! Una vera stronza. Io non ce la faccio mica a reggerla una stronza. Dovete capire che sono arrivata a saturazione e che un’elevata concentrazione di stronzi nella mia vita potrebbe essermi a questo punto fatale.
Debbo trovarmi un altro lavoro, lo sapevo già, ma questo non fa che confermarmelo e giuro che se un giorno mio figlio dice, “mamma voglio studiare” lo caccio di casa, “a lavorare devi andare, a lavorare”.


