martedì, 15 novembre 2005
Madam Caròl


Venghino signori venghino…
Qui si vende la fantasia e tutto è più reale del vero
Poche lire e vedrete l’unico uomo serpente esistente al mondo
La donna barbuta
Ercole capace di sollevarvi con una sola mano
Venghino signori venghino
Cosa volete che siano poche monete?
Potrete raccontare a casa di aver visto le stranezze più grandi, di aver toccato con mano.
E poi c’è il tiro a segno dove tutti vincono ed i più bravi vincono tutto!
e Madam Caròl che vi legge il futuro ed indovina il passato nelle carte.
Venghino signori venghino…
Credete davvero che sia capace di indovinare il passato su questi tarocchi dal dorso spellato?
Poveri illusi. Se potessi qui fuori scriverei “Madam Caròl lettrice di scarpe” ma poi, di fronte alla realtà chi entrerebbe mai a darmi i suoi spicci sospirando d’amore?
Quando varcate la soglia io già so, me lo dite voi con gli occhi, la camminata, addirittura col modo in cui mi porgete quella misera moneta.
Scansate la tenda lurida di mille manate e io capisco al volo. E vi illudo l’ammetto. Ma cosa fare altrimenti? Ricavate più voi dalle mie pietose bugie che io dal vostro soldo bucato.
Quando arriva una ragazza, giovane carina ma con delle scarpe così, io cosa dovrei pensare?
Quelle scarpe povero amore non le avresti ridotte così nemmeno portandole una vita, di chi erano prima di te? Ed io indovino che hai una sorella più grande, forse due. Tu ti stupisci e resti a bocca aperta.
C’è altro tesoro, altro ancora. Con tutta la puzza di muffa di queste tende si sente lo stesso sai? È un profumo da uomo, è brillantina forse, una pomata fine però, che non tutti possono permettersi.
Chi te ne ha lasciato tracce tra i capelli?
Non sei tipo tu da andartene in giro a far cose che non dovresti per ribellione, sei innamorata tu. Innamorata follemente, quanto vuoi scommetterci che le scarpe del tuo bello sono nuove? Che lui studia perfino?
Nel pomeriggio ho fatto il giro del paese, non c’è voluto molto in verità, potrebbe essere il figlio di un proprietario terriero, più facile sia figlio al dottore o al farmacista, del sindaco magari. Tutte famiglie che di certo inorridiscono all’idea che lui finisca per sposare te. Che per dote porti le lenzuola del corredo di tua madre!
È questo il problema piccolina? Non stupirti Madam Caròl sa tutto, tutto legge ed indovina.
Ma non devi preoccuparti sai? Lui ti ama alla follia e non permetterà che vi separino.
No, la verità è che non puoi stare affatto tranquilla, che di storie come la tua ce ne sono in tutti i paesi e mai nessuna finisce bene. Questo dovrei dirti. Chiudi il cuore a chiave dovrei dirti, che se fugge lontano, troppo lontano, non lo trovi più e finisci per vivere una vita errante alla ricerca di ciò che ti manca senza trovarlo mai.
Ma Madam Caròl non da mai brutte notizie, non è nel contratto!
Avanti il prossimo.
Le tue di scarpe posso fare a meno di guardarle. M’è bastato notare con quanto dolore hai posato sul piattino la moneta, guardarti in viso è come leggerti l’anima, anche perché, fratello mio, è ormai solo l’anima che ti tiene legate le ossa a questi quattro brani di pelle.
Il dottore dice che devi riposare, ma tu hai una famiglia e non poi permetterti di lasciare che il campo diventi una selva incolta, cosa ti fa male dimmi. Scommetto sputi già sangue quando tossisci ma che quel vigliacco in camice bianco non ha avuto il coraggio di dirti che stai per partire, che devi prepararti bene e lasciare le cose in ordine, mica per te, per i bambini.
E dovrei essere io a dirti che morirai? No. Madam Caròl non le dice di queste cose, ti do questa, no, no non me la devi pagare, te la dono, lo faccio per i tuoi figli, prendine due gocce nel caffè tutte le mattine, ti tirerà su. Vedrai andrà tutto bene. Guarirai, guarirai.
È acqua fresca che male potrà mai farti? Sono gocce di speranza, solo gocce di speranza, tu non lo sai, ma tutto quello che ha potuto fare per te Madam Caròl l’ha fatto.
È così che vado avanti, ogni tre giorni un paesino diverso ma sempre le stesse storie da raccontare, gli stessi visi da guardare, le stesse disgrazie da intuire.
Che sollievo quando ogni tanto entrano in due, di solito sono ragazzette giovani che entrano ridendo e solo una vuole farsi leggere le carte, l’altra è qui per compagnia, perché a quella età si va sempre in giro in coppia.
Sono i momenti più belli del mestiere, perché si parlerà d’amore per il ragazzo più bello del paese, che quando passa ti batte forte il cuore, quello che tra dieci anni, tu ancora non lo sai, sarà un uomo come gli altri, segnato come gli altri, vecchio come gli altri,che quando lo incontrerai a messa con quella fortunata che anche ora l’accompagna, ti chiederai cosa mai avesse in più , allora, del tuo Gino. Perché quel giorno a guardarli bene sembreranno uguali.
A voi due io dirò le uniche verità della serata, le dirò perché sono belle anche se ora non le capite, perché per voi due spensierate ragazzine sorridenti io vedo il futuro migliore, a voi renderò anche il soldino, comprateci la spuma o le noccioline non importa, ma non dite a nessuno che ve li ho resi, col signore che v’ha fatto entrare me la vedo io, non è certo la prima volta che lo convinco di aver contato male la gente che è entrata.
Imbroglio un po’ le carte, faccio confusione così bene che lui perde la testa e i conti non tornano mai. Le ho osservate per prime le sue scarpe. Un uomo con i piedi così piccoli non ha mai tanto cervello.

postato da: onecat alle ore 15:14 | Permalink | commenti (2)
categoria:racconti, racconto