Vodka Lemon
Certe sere mi sento un derelitto, certe altre un gran signore. Tutto dipende da quanto alcol ho in corpo, da quanti soldi ho ancora in tasca e da quanto altro se ne può comprare.
Non fraintendetemi, non sono uno sbandato.
Ho una vita regolare io! Sono uno regolare. Regolarissimo.
Niente denti marci in bocca, niente dormire tra i cartoni, sono un alcolista di prima classe, e me ne vanto.
Mi farei schifo se dovessi bere vinaccio da quattro soldi direttamente dalla bottiglia; certo alle volte anche a me finiscono i soldi nel bel mezzo della serata, qualche volta anche nel bel mezzo del mese, ma non è la regola che mi riduca così, è l’eccezione, ed io m’impegno perché non accada, o accada il meno possibile.
Prova che ti riprova ho sperimentato un mio metodo. Divido tutto nelle buste e non tocco mai le buste che non dovrei toccare. Fortuna vuole che casa è la mia e quindi niente busta per l’affitto, c’è la busta per le bollette, quella per il cibo, ma ho scoperto che l’alcol è altrettanto calorico (e poi per essere magri non si fanno follie?) la busta per gli imprevisti (che di solito si traduce in bevute extra!) e quella per le serate.
Al mattino mi infilo in tasca la busta con il numero del giorno, il primo la busta n. 1 il due la busta n. 2 e così via.
Passo al bar qui sotto per la colazione e faccio fuori le prime 5 euro, un americano ed un tramezzino al tonno! Poi vado a lavorare.
Lavoro come pubblicitario.
I pubblicitari sappiatelo sono tutti alcolisti allo stato terminale, io non lo sapevo prima di intraprendere questa carriera, ma scoprirlo è stato un vero sollievo, alle sei di sera io sono uno dei più sobri, ed anche di questo me ne vanto.
E poi se sei brioso o fai cazzate mica è perché sei ciuco come un marico messicano? No… è perché sei un creativo, un artista! (Cazzo sono un artista)
Alcune delle mie campagne pubblicitarie vi passano sotto il naso ogni momento, in tv, per radio, nei banner di internet (è mia per esempio quella di una famosa casa di dolciumi per bambini con gli animaletti che cantano e ballano), sono specializzato nel target bambini, ed ho scoperto che le cose migliori le penso subito dopo pranzo, quanto in corpo ho (oltre l’americano della colazione) almeno una birra ed un paio di bicchieri di buon vino. Mentre mi cala la palpebra (tanto per restare in tema di spot) mi vengono in mente canzoncine cretine e storielle demenziali che tanto piacciono ai miei capi e poi a quei sottosviluppati (non per loro colpa) dei bambini.
Il mio è un posto d’oro, non solo per lo stipendio che mi permetterebbe vizi ben più costosi dell’alcol (sniffare però non fa per me!) ma anche perché mi viene naturale, neanche pubblicizzare alcolici mi verrebbe così bene.
Stacco di lavorare sempre molto presto, saluto Berenice la mia segretaria racchia, donna dal cuore di burro del cui latente amore approfitto bastardamente da anni permettendomi di trattarla uno schifo e facendole coprire le mie magagne-alcoliche senza vergogna, e vado a prendere l’aperitivo dell’aperitivo, veramente alle tre e mezzo dovrebbe ancora chiamarsi ammazza caffè, ma visto che a me il caffè fa schifo lo chiamo pre-aperitivo.
Io mio pre-aperitivo consiste di norma in una serie piuttosto lunga di vodka lemon, non li conto mai, smetto quando inizia a fare buoi e mi sono stancato di restare al bar a cazzeggiare, il che in primavera quando fa scuro tardi diventa un problema di difficile soluzione.
Poi c’è l’aperitivo vero e proprio. Se ho qualche impegno, (tipo ho invitato qualche collega coscia lunga) vado al Vanisch, lì ho un conto aperto, mi fanno sconti pazzeschi sulle consumazioni perché gli faccio un mare di pubblicità gratuita e ci porto sempre bella gente che poi, non si sa perché, ci porta altra bella gente e così l’alcol scorre a fiumi, se invece non ho impegni l’aperitivo me lo faccio in casa, costa dannatamente di meno e posso stare in ciabatte.
La cena non è mai un problema, una volta al mese faccio delle mega spese che al conad non ci si capacitano, certo metà del carrello è pieno di bottiglie ma c’è anche da mangiare, non lo faccio più lo sbaglio di andarci sobrio (che poi compro solo alcol), ne di andarci troppo brillo (che non so nemmeno io cosa mi serve), ci vado “giusto”. (in quelle due ore dopo pranzo in cui sono al massimo dello splendore) Vedeste come mi guardano le commesse? Nemmeno fossi Gorge Clooney.
E finalmente il dopocena. Io adoro il dopo cena. Vero è che molto spesso non ho ricordi lucidi di cosa accade dopo cena, ma quel poco che ricordo è da sballo, credetemi.
Locali pieni di gnocca che ti si struscia addosso convinta che dietro il completo prada ci sia chi sa quale sostanza, ed alcol, di tutti i generi e gradazioni, ad ogni temperatura, ed udite udite, molto anche gratis. Sono uno a cui i drinks vanno incontro da soli, ho un mare di amici che ridono delle mie battute, ubriachi come sono riderebbero di qualsiasi cosa, ma questo loro non lo sanno, e io ne approfitto spudoratamente. A farla breve di colpo è mattina e io sono pronto per una nuova giornata ed una corroborante colazione.
E vado avanti così da forse tre anni, trecentosessantacinque giorni l’anno.
Mai un problema, mai un incidente (si fa per dire) fino e ieri sera.
Non ci vuole molto a capire perché non ho la macchina. Quella di vendere il catorcio e passare all’utilizzo dei taxi è stata una scelta obbligata dal ritiro della patente e da un paio di spaventosi incidenti che sinceramente hanno fatto molti meno danni di quelli che avrebbero potuto, ma che mi hanno messo in corpo una tal paura che nemmeno con le cannonate mi sarei mai rimesso alla guida. Cristo, se cappotti in tangenziale, e un Tir ti prende in pieno trascinandoti, cappotta a terra, per seicento metri e tu non ti fai praticamente un cazzo, non ci riprovi. Ve l’assicuro.
Così come sempre, ieri sera, il barman mi ha chiamato un taxi, (gli istruisco bene i barman io) quando sono stanco, ho trovato da scopare, o semplicemente sono svenuto tra gli sgabelli, mi chiamano un taxi e molti danno anche l’indirizzo al tassista. Ieri sera non ero poi così sbronzo.
In effetti è stata da subito una serata di merda, poca gente, fiacca totale, molta poca gnocca e soprattutto gnocca molto, molto stronza. Non restava che l’alcol per tirmi su! Ma non faceva effetto. Non capivo il perché ma ero al quarto drinks pesante (più colazione pranzo e due aperitivi) ed ancora mi sentivo la testa leggera. Era come se fosse primo pomeriggio, in quelle due ore mitiche in cui mi sento un dio, la cosa avrebbe dovuto farmi felice, ma non era cosi, aspettavo il clic, sento un clic ad un certo punto e cala la pace. Da quel momento in poi se cade il mondo io mi scanso e se per caso mi sfracella addosso, oh Dio, nemmeno di quello me ne frega poi molto.
Ecco, quel clic ieri sera non è arrivato!
Fatto sta che Vanni, il barman del Medison, ha chiamato un taxi per me ed uno per un noto avvocato penalista (che se i clienti lo vedessero in quello stato saprebbero perché sono ancora in galera), ci siamo ritrovati tutti e due fuori al freddo ad aspettare ed a me sinceramente scappava anche.
Quando è arrivato il primo taxi l’ho preso al volo, ho scansato senza grazia l’avvocato che se ne è uscito con un “e allora?” e dal finestrino gli ho urlato “fammi causa!” s’è messo a ridere, sapevo già che avrebbe riso, ha spirito (anche troppo) l’avvocato.
Ho dato l’indirizzo di casa al tassista e mi sono accucciato contro il sedile, avevo una sola preoccupazione in mente, tenerla fino a casa, o almeno fino al portone, non sono il tipo che la fa nei taxi io. Ero tanto impegnato a controllare la mia vescica ed a pensare a cose che non fossero liquide che c’ho messo un po’ a capire che c’era qualcosa che non andava.
Il taxi sbandava paurosamente. All’inizio pensavo fosse la mia testa, ma non era lei no!
Quel coglione di tassista era più ubriaco di me! M’è preso un colpo, ho cercato di mantenere la calma e gli ho chiesto di accostare, ho detto qualcosa tipo “mi scusi può fermarsi? Non mi sento bene” ma lui non ha nemmeno fatto finta di starmi a sentire, ha accelerato. Quindi io ho cominciato ad urlargli di fermarsi a chiamarlo con gli insulti peggiori che mi venivano in mente, ma lui niente, continuava a correre sulla tangenziale come un demente. Ho pensato adesso apro la portiera e mi getto, ma poi ho capito che sarebbe stato un suicidio a quella velocità, mica sono Rambo io che mi getto dalle macchine in corsa!
Sulla corsia d’emergenza a 170 all’ora vedevo la tangenziale sfrecciarmi a lato come il panorama da un treno, all’altezza dei Grandi Magazzini Tollen ho smesso d’urlare. (che cazzo ulri a fare se il tassista non ti sente?)
Di colpo, come scosso dall’improvviso silenzio, lui s’è girato, m’ha guardato stupito, come se si chiedesse cosa ci facevo io li dietro, chi ero.
Ed è stata la fine. Se sbandava guardando in avanti potete immaginare cos’ha fatto girato indietro!
È stato un volo incredibile. Quindici metri fino all’asfalto del parcheggio dei magazzini, siamo atterrati a testa in giù in uno stridore di lamiere. Dicono che ti passi avanti tutta la vita, a me non è accaduto nulla di simile (forse agli ubriachi non succede!). Io ho avuto due soli pensieri, uno (questo era il taxi di quel gran figlio di puttana dell’avvocato) e due, (quando il Tir m’ha preso in pieno non dovevo smettere di guidare, dovevo smettere di bere!). Sono stati gli ultimi.
Certe sere mi sento un derelitto, certe altre un gran signore. Tutto dipende da quanto alcol ho in corpo, da quanti soldi ho ancora in tasca e da quanto altro se ne può comprare.
Non fraintendetemi, non sono uno sbandato.
Ho una vita regolare io! Sono uno regolare. Regolarissimo.
Niente denti marci in bocca, niente dormire tra i cartoni, sono un alcolista di prima classe, e me ne vanto.
Mi farei schifo se dovessi bere vinaccio da quattro soldi direttamente dalla bottiglia; certo alle volte anche a me finiscono i soldi nel bel mezzo della serata, qualche volta anche nel bel mezzo del mese, ma non è la regola che mi riduca così, è l’eccezione, ed io m’impegno perché non accada, o accada il meno possibile.
Prova che ti riprova ho sperimentato un mio metodo. Divido tutto nelle buste e non tocco mai le buste che non dovrei toccare. Fortuna vuole che casa è la mia e quindi niente busta per l’affitto, c’è la busta per le bollette, quella per il cibo, ma ho scoperto che l’alcol è altrettanto calorico (e poi per essere magri non si fanno follie?) la busta per gli imprevisti (che di solito si traduce in bevute extra!) e quella per le serate.
Al mattino mi infilo in tasca la busta con il numero del giorno, il primo la busta n. 1 il due la busta n. 2 e così via.
Passo al bar qui sotto per la colazione e faccio fuori le prime 5 euro, un americano ed un tramezzino al tonno! Poi vado a lavorare.
Lavoro come pubblicitario.
I pubblicitari sappiatelo sono tutti alcolisti allo stato terminale, io non lo sapevo prima di intraprendere questa carriera, ma scoprirlo è stato un vero sollievo, alle sei di sera io sono uno dei più sobri, ed anche di questo me ne vanto.
E poi se sei brioso o fai cazzate mica è perché sei ciuco come un marico messicano? No… è perché sei un creativo, un artista! (Cazzo sono un artista)
Alcune delle mie campagne pubblicitarie vi passano sotto il naso ogni momento, in tv, per radio, nei banner di internet (è mia per esempio quella di una famosa casa di dolciumi per bambini con gli animaletti che cantano e ballano), sono specializzato nel target bambini, ed ho scoperto che le cose migliori le penso subito dopo pranzo, quanto in corpo ho (oltre l’americano della colazione) almeno una birra ed un paio di bicchieri di buon vino. Mentre mi cala la palpebra (tanto per restare in tema di spot) mi vengono in mente canzoncine cretine e storielle demenziali che tanto piacciono ai miei capi e poi a quei sottosviluppati (non per loro colpa) dei bambini.
Il mio è un posto d’oro, non solo per lo stipendio che mi permetterebbe vizi ben più costosi dell’alcol (sniffare però non fa per me!) ma anche perché mi viene naturale, neanche pubblicizzare alcolici mi verrebbe così bene.
Stacco di lavorare sempre molto presto, saluto Berenice la mia segretaria racchia, donna dal cuore di burro del cui latente amore approfitto bastardamente da anni permettendomi di trattarla uno schifo e facendole coprire le mie magagne-alcoliche senza vergogna, e vado a prendere l’aperitivo dell’aperitivo, veramente alle tre e mezzo dovrebbe ancora chiamarsi ammazza caffè, ma visto che a me il caffè fa schifo lo chiamo pre-aperitivo.
Io mio pre-aperitivo consiste di norma in una serie piuttosto lunga di vodka lemon, non li conto mai, smetto quando inizia a fare buoi e mi sono stancato di restare al bar a cazzeggiare, il che in primavera quando fa scuro tardi diventa un problema di difficile soluzione.
Poi c’è l’aperitivo vero e proprio. Se ho qualche impegno, (tipo ho invitato qualche collega coscia lunga) vado al Vanisch, lì ho un conto aperto, mi fanno sconti pazzeschi sulle consumazioni perché gli faccio un mare di pubblicità gratuita e ci porto sempre bella gente che poi, non si sa perché, ci porta altra bella gente e così l’alcol scorre a fiumi, se invece non ho impegni l’aperitivo me lo faccio in casa, costa dannatamente di meno e posso stare in ciabatte.
La cena non è mai un problema, una volta al mese faccio delle mega spese che al conad non ci si capacitano, certo metà del carrello è pieno di bottiglie ma c’è anche da mangiare, non lo faccio più lo sbaglio di andarci sobrio (che poi compro solo alcol), ne di andarci troppo brillo (che non so nemmeno io cosa mi serve), ci vado “giusto”. (in quelle due ore dopo pranzo in cui sono al massimo dello splendore) Vedeste come mi guardano le commesse? Nemmeno fossi Gorge Clooney.
E finalmente il dopocena. Io adoro il dopo cena. Vero è che molto spesso non ho ricordi lucidi di cosa accade dopo cena, ma quel poco che ricordo è da sballo, credetemi.
Locali pieni di gnocca che ti si struscia addosso convinta che dietro il completo prada ci sia chi sa quale sostanza, ed alcol, di tutti i generi e gradazioni, ad ogni temperatura, ed udite udite, molto anche gratis. Sono uno a cui i drinks vanno incontro da soli, ho un mare di amici che ridono delle mie battute, ubriachi come sono riderebbero di qualsiasi cosa, ma questo loro non lo sanno, e io ne approfitto spudoratamente. A farla breve di colpo è mattina e io sono pronto per una nuova giornata ed una corroborante colazione.
E vado avanti così da forse tre anni, trecentosessantacinque giorni l’anno.
Mai un problema, mai un incidente (si fa per dire) fino e ieri sera.
Non ci vuole molto a capire perché non ho la macchina. Quella di vendere il catorcio e passare all’utilizzo dei taxi è stata una scelta obbligata dal ritiro della patente e da un paio di spaventosi incidenti che sinceramente hanno fatto molti meno danni di quelli che avrebbero potuto, ma che mi hanno messo in corpo una tal paura che nemmeno con le cannonate mi sarei mai rimesso alla guida. Cristo, se cappotti in tangenziale, e un Tir ti prende in pieno trascinandoti, cappotta a terra, per seicento metri e tu non ti fai praticamente un cazzo, non ci riprovi. Ve l’assicuro.
Così come sempre, ieri sera, il barman mi ha chiamato un taxi, (gli istruisco bene i barman io) quando sono stanco, ho trovato da scopare, o semplicemente sono svenuto tra gli sgabelli, mi chiamano un taxi e molti danno anche l’indirizzo al tassista. Ieri sera non ero poi così sbronzo.
In effetti è stata da subito una serata di merda, poca gente, fiacca totale, molta poca gnocca e soprattutto gnocca molto, molto stronza. Non restava che l’alcol per tirmi su! Ma non faceva effetto. Non capivo il perché ma ero al quarto drinks pesante (più colazione pranzo e due aperitivi) ed ancora mi sentivo la testa leggera. Era come se fosse primo pomeriggio, in quelle due ore mitiche in cui mi sento un dio, la cosa avrebbe dovuto farmi felice, ma non era cosi, aspettavo il clic, sento un clic ad un certo punto e cala la pace. Da quel momento in poi se cade il mondo io mi scanso e se per caso mi sfracella addosso, oh Dio, nemmeno di quello me ne frega poi molto.
Ecco, quel clic ieri sera non è arrivato!
Fatto sta che Vanni, il barman del Medison, ha chiamato un taxi per me ed uno per un noto avvocato penalista (che se i clienti lo vedessero in quello stato saprebbero perché sono ancora in galera), ci siamo ritrovati tutti e due fuori al freddo ad aspettare ed a me sinceramente scappava anche.
Quando è arrivato il primo taxi l’ho preso al volo, ho scansato senza grazia l’avvocato che se ne è uscito con un “e allora?” e dal finestrino gli ho urlato “fammi causa!” s’è messo a ridere, sapevo già che avrebbe riso, ha spirito (anche troppo) l’avvocato.
Ho dato l’indirizzo di casa al tassista e mi sono accucciato contro il sedile, avevo una sola preoccupazione in mente, tenerla fino a casa, o almeno fino al portone, non sono il tipo che la fa nei taxi io. Ero tanto impegnato a controllare la mia vescica ed a pensare a cose che non fossero liquide che c’ho messo un po’ a capire che c’era qualcosa che non andava.
Il taxi sbandava paurosamente. All’inizio pensavo fosse la mia testa, ma non era lei no!
Quel coglione di tassista era più ubriaco di me! M’è preso un colpo, ho cercato di mantenere la calma e gli ho chiesto di accostare, ho detto qualcosa tipo “mi scusi può fermarsi? Non mi sento bene” ma lui non ha nemmeno fatto finta di starmi a sentire, ha accelerato. Quindi io ho cominciato ad urlargli di fermarsi a chiamarlo con gli insulti peggiori che mi venivano in mente, ma lui niente, continuava a correre sulla tangenziale come un demente. Ho pensato adesso apro la portiera e mi getto, ma poi ho capito che sarebbe stato un suicidio a quella velocità, mica sono Rambo io che mi getto dalle macchine in corsa!
Sulla corsia d’emergenza a 170 all’ora vedevo la tangenziale sfrecciarmi a lato come il panorama da un treno, all’altezza dei Grandi Magazzini Tollen ho smesso d’urlare. (che cazzo ulri a fare se il tassista non ti sente?)
Di colpo, come scosso dall’improvviso silenzio, lui s’è girato, m’ha guardato stupito, come se si chiedesse cosa ci facevo io li dietro, chi ero.
Ed è stata la fine. Se sbandava guardando in avanti potete immaginare cos’ha fatto girato indietro!
È stato un volo incredibile. Quindici metri fino all’asfalto del parcheggio dei magazzini, siamo atterrati a testa in giù in uno stridore di lamiere. Dicono che ti passi avanti tutta la vita, a me non è accaduto nulla di simile (forse agli ubriachi non succede!). Io ho avuto due soli pensieri, uno (questo era il taxi di quel gran figlio di puttana dell’avvocato) e due, (quando il Tir m’ha preso in pieno non dovevo smettere di guidare, dovevo smettere di bere!). Sono stati gli ultimi.

